Stagione
1978-79: Via Giagnoni, Dentro valcareggi e Bravi
Rischio B, altro che scudetto!
Situazione d'emergenza, cambio in panchina, dentro i "primavera",
grandi patemi. Alla fine la squadra si salva con un gol di Pruzzo
Domenica 5 novembre 1978, più grigio di così l'Olimpico non poteva
essere: Ciccio Graziani, alla guida del Torino, aveva frantumato le deboli resistenze
della Roma; Eraldo Pecci aveva poi maramaldeggiato sigillando il risultato.
Sei partite, tre punti in classifica, uno sfacelo di squadra, ombre di gioco.
Fitta nebbia intorno alIa Roma. Inverno precoce, ma di quelli duri. Gustavo
Giagnoni non ci capiva più niente. Anzalone meno di lui: sarebbe mai
arrivato alla verità, il giovane presidente sempre più sperduto
nei misteri del calcio? Giorgio Bravi, quella domenica era a Bologna, in casa
di parenti. Bravi era l'allenatore della Primavera, la squadra gioiello che
aveva vinto due campionati e tre Coppe Italia: il «miste», Giorgio
Bravi appunto, aveva meritato nel'75 il Seminatore d'Oro. Da Firenze, dove partecipava
al corso allenatori di 1° categoria, Bravi si era spostato a Bologna per
visionare un ragazzo candidato alla maglia giallorossa, Lo raggiunse una telefonata
della moglie: «Ti cerca Anzalone». Il presidente fu asciutto: «Ci
vediamo domani mattina, a Firenze». A Firenze, appuntamento in un albergo
vicino il Duomo, c'era anche Valcareggi, «zio Uccio», l'ex direttore
sportivo della Nazionale. Anzalone espose il suo piano: via Giagnoni, squadra
a Bravi, che tutta Roma sportiva stimava per le sue imprese con i «ragazzi
della via Pal» e che ben conosceva l'ambiente, con supervisione di un
saggio universalmente rispettato, zio Uccio appunto. Bravi obiettò qualcosa,
Anzalone non intese ragioni. Cominciò quel giorno uno dei momenti più
oscuri della storia della Roma. Guardavi quella Roma, e già ti era sfuggita:
inafferrabile.
Una Roma che sembrava andarsene con Picchio De Sisti, che giocava
l'ultima sua stagione. Certo è che il declino fu paralIelo. «Ci
affidammo, racconta Bravi, ai veterani come Santarini, ai giovani di carattere
e di temperamento come Di Bartolomei, ad un cannoniere come Pruzzo. Erano le
uniche sicurezze della squadra». Valcareggi, in quelIa situazione, ruppe
gli indugi: assunse lui laguida tecnica, mentre Bravi si limitava ad allenare
la squadra. E questo fatto provocò qualche risentimento, che aumentò
il disagio e la confusione. Fu tentato il tutto per tutto, Bravi convinse Valcareggi
a promuovere i «Primavera» quei ragazzi «gajardi» capaci
di tutto. Apparvero in prima squadra Giovannelli e Borelli, si puntò
su Casaroli e Ugolotti. La tempesta aumentava d'intensità e il rischio
di serie B prendeva sostanza. Fu risolutiva, e drammatica, una partita con l'Atalanta,
che venne alI'Olimpico la penultima giornata. Al 60' l' Atalanta era ancora
in vantaggio. Sarebbe stata la fine: fu Roberto Pruzzo in quel momento a salvare
la Roma.
Tratto da La mia Roma del Corriere dello Sport
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